Il 16 Marzo 1978 le Brigate Rosse rapirono Aldo Moro, dopo averne massacrato la scorta: le immagini terribili di Oreste Leonardi, Raffaele Iozzino, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi accasciati sull’asfalto, l’angoscia per le vite spezzate, il dramma del rapito che si sarebbe concluso solo con il suo omicidio dopo 55 giorni di prigionia, ancora oggi ci dicono di quanto quella vicenda pesò sulla coscienza personale di tutti noi oltre che sulle vicende democratiche del nostro Paese.
Per la prima volta tutti potevamo toccare con mano la drammatica debolezza dello stato di fronte all’arroganza e alla brutalità di un progetto che di politico non aveva nulla, se non l’annientamento della cultura democratica nel nostro Paese, passasse pure attraverso l’eliminazione fisica delle persone che quella cultura rappresentavano: sindacalisti, giornalisti, operai e naturalmente uomini politici.
Tutte persone la cui unica responsabilità era quella di preoccuparsi di favorire, in un quadro complesso e di difficile coesione sociale, il dialogo e il confronto tra forze politiche anche distanti tra di loro su alcuni temi politici, ma animate da un comune sentire democratico.
E che aveva aperto quella fase politica che coincideva con la nascita del primo Governo Repubblicano con l’astensione del PCI e che anticipava di dieci anni il dibattito che sarebbe avvenuto con la caduta del Muro.
Ancora oggi non sappiamo se dietro l’omicidio di Aldo Moro c’erano delle forze oscure e quali fossero: sappiamo per certo che si interruppe una delle fasi più importanti di riforma del nostro sistema politico, provocandone un attardamento che ancora oggi il nostro Paese sconta.
Nessuno di noi può appropriarsi della memoria di questo uomo politico, ma nello scorrerne la storia politica e la sua tragica fine non possiamo non pensare alla grande intuizione con la quale aveva saputo riformare la politica nazionale.
Di questo siamo fermamente convinti, e se la violenza ne ha stroncato la vita, non ha certamente impedito che quel pensiero riformatore arrivasse fino ad oggi e si potesse finalmente compiere.
Intervenendo ai Gruppi Parlamentari il 28 Febbraio 2008, 16 giorni prima del suo tragico rapimento, Aldo Moro così concludeva:
“Se mi dite: fra qualche tempo cosa accadrà? Io rispondo: può esservi qualcosa di nuovo; se fosse possibile dire: saltiamo questo tempo e andiamo direttamente a questo domani, credo si potrebbe accettare. Ma, cari amici, non è possibile. Oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità”
Aldo Moro (28 febbraio 1978)


