Per una persona come Alberto che aveva passato i 50 anni, la vita è stata un incrocio ricorrente di incontri, esperienze, scontri, confronti che lo hanno arricchito, vissuto, realizzato.
Oggi il nostro ricordo non può che essere legato ai momenti che ognuno di noi ha vissuto con Alberto.
Gioie, difficoltà, entusiasmo: in Lui c’erano tutte queste cose e molto di più.
Un uomo che ha molto vissuto una sua dimensione pubblica in modo autentico e originale, espressione vera di un impegno civile appassionato teso sempre all’idea di costruire un mondo migliore.
L’idea e la nascita di Radio San Donà, la sua grande avventura umana e professionale,altro non è che il rendere concreta nel modo più adeguato alle sue motivazioni quell’idea: partecipare alla vita democratica della sua città e del territorio che la circonda attraverso lo strumento che negli anni ’70 dava ai giovani di allora il massimo di libertà e di espressione.
Un ruolo che Alberto giornalista ha interpretato nel tempo al di là della sua chiara e mai nascosta collocazione politica, cercando di evitare la contrapposizione, ma invitando al reciproco riconoscimento, con l’interesse di fondo per tutto ciò che era autenticamente “popolare”.
In questo la sua scelta non ideologica e molto trasversale di occuparsi di argomenti che interessavano da vicino la gente comune, mettendo assieme la cronaca quotidiane, lo sport, la politica (le dirette del Consiglio Comunale), fino alla trasmissione della Messa Domenicale.
Questo è stato il profilo di un uomo che viveva la sua città , che ne coglieva gli umori, le contraddizioni, gli entusiasmi, lo spaesamento di fronte ai repentini cambiamenti che ne hanno contraddistinto il percorso in questi anni.
Il tutto con un tratto di fondo gentile e disponibile, sostanziato da una curiosità vera, per cercare di capire, di approfondire, di sapere per informare meglio e di più i suoi ascoltatori, i suoi lettori. Quante volte nelle sue interviste ti guardava di traverso e allora capivi che forse non gli avevi detto la cosa che voleva sapere e allora partiva un’ altra domanda che arrivava allo scopo e lo sguardo si apriva in un sorriso, chiudeva il registratore e ti diceva “finito”.
Conoscere, scavare nelle cose, un modo come detto di amare quella città che lo conosceva anche per quel suo incedere allegro nelle sue strade con la sua bicicletta.
La Radio anche come laboratorio culturale: quanti ragazzi si sono seduti a quei microfoni con l’idea di condividere la passione per la musica, per cominciare a crescere, a uscire dal guscio della protezione delle nostre famiglie.
Con la Radio Alberto ha offerto a molti di noi questa occasione, fosse anche per fare il radio cronista delle partite di calcio come è capitato al sottoscritto.
Già la cultura come lievito di un società nelle cui articolazione più diverse (lo sport, le associazioni culturali di diversa natura, il volontariato con iniziative di sostegno ai più bisognosi) trovavi Alberto come animatore, sostenitore, semplice appassionato.
Era naturale che tanta passione civile trovasse sbocco nella politica, sempre con lo sguardo attento a vedere se poteva partecipare alla costruzione di mondo migliore: e così in questi ultimi anni di comune militanza nel Partito Democratico l’ho sentito vicino nel tentativo di realizzare il suo sogno.
In questi giorni di sofferenza e di smarrimento la notizia della sua scomparsa ha riempito il web, i commenti. i saluti ad Alberto sono stati tanti e partecipati: il mondo dei giovani lo considerava uno di loro.
Ecco per tutte queste cose pubbliche, per tutti i momenti privati che ognuno di noi ha vissuto con Lui, per le cose che ci ha detto e per le cose che non siamo riusciti a dirgli, ci mancherà tanto.
Alberto riposa sereno, che la Terra ti sia lieve.



