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dic 03

 

L’approvazione del D.L. 185 da parte del Governo ha aperto una gravissima ferita al sistema degli incentivi nel settore del risparmio energetico con la sterilizzazione del 55% dei contributi per gli investimenti in risparmio energetico e fonti rinnovabili nelle case.

 

Per le motivazioni che potrete leggere  sotto è necessario aprire da subito una grande mobilitazione per spingere il Governo a rivedere un provvedimento ingiusto, miope e gravissimo per milioni di cittadini Italiani e per il sistema delle imprese che gravitano attorno a questo settore.

 

Con il decreto approvato la concessione del contributo viene condizionata ad ulteriori, complicati, passaggi burocratici e alla disponibilità di fondi da parte del Ministero. Le misure riguardano anche interventi già realizzati nel 2008 e viene addirittura introdotta una norma secondo la quale le domande cui non viene data risposta entro 30 giorni devono essere considerate automaticamente respinte.

 

Una cosa gravissima!

 

Pensate migliaia di cittadini hanno investito i loro risparmi a fronte di una certa detrazione fiscale e ora di fatto il Governo nega a posteriori questo diritto.

 

L’effetto sarà devastante sulle famiglie e sulle imprese che corrono il rischio di non vedere pagate le loro prestazioni.

Un chiaro segnale di stop. Tanto più grave perché questa misura, introdotta dal Governo Prodi  nella passata legislatura, teneva assieme molti elementi positivi:

 

  • Era innanzitutto la misura più efficace in atto per agire sul patrimonio edilizio esistente riducendo consumi energetici e quindi emissioni di CO2. Sappiamo quanto questo settore sia importante per i consumi energetici e quanto l’Italia sia indietro. Con questo provvedimento una destra decisamente arretrata, versione George Bush per intenderci, getta ulteriormente la maschera proprio mentre sono in corso importanti appuntamenti a livello internazionale;
  • Era una misura che teneva assieme, come anche in altri paesi del mondo, la sfida ambientale e il rilancio dell’economia e dell’occupazione. Migliaia di piccole e medie imprese nell’edilizia e nell’artigianato e molti produttori di materiali e apparecchiature per l’edilizia si sono attivati per utilizzare il mercato che si stava aprendo, sono coinvolti decine di migliaia di posti di lavoro. Un maniera decisamente strana per affrontare la grave crisi in atto;
  • Rendeva migliori le abitazioni riducendo allo stesso tempo le spese delle famiglie: tra una casa costruita con materiali e tecnologie all’avangurdia e una con prodotti di qualità inferiore, si arriva ad una differenza di spesa in energia di circa 1000 euro all’anno.

 

È importante agire subito perché è in atto un netto movimento di imprese, aziende del settore, le organizzazioni artigiane, la stessa Confindustria, amministratori, cittadini penalizzati.

 

Ci auguriamo che il Governo sia costretto a tornare indietro e sarà nostro compito in tutte le sedi, dal Parlamento all’ultimo dei Comuni far valere le ragioni dell’ambiente, di un’economia competitiva e pulita, del futuro.

 

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