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Il dibattito aperto con l’approvazione al Senato del Progetto di Legge sul Federalismo ha  messo in evidenza il grande bluff della Maggioranza di destra che governa.

I provvedimenti di Legge adottati in questi primi mesi di legislatura testimoniano la grande contraddizione di un esecutivo  che, pur avendo al suo interno una forza come la Lega Nord che ha fatto del federalismo, dell’efficienza e del buon governo uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale, smentisce clamorosamente nei fatti i  proclami di poche mesi fa.

E’ proprio di questi giorni la pubblicazione del rapporto 2008 della Fondazione Ifel per ANCI Veneto che riporto nello schema sottostante.

Trasferimenti statali ai Comuni                    € 1.053 per abitante

Trasferimenti statali  ai comuni Veneti            897   per abitante

2008 12 % dei Comuni Veneti sfora il Patto di Stabilità

2009 41 % dei Comuni Veneti sforerà il Patto di Stabilità

2009 33 % dei Comuni Veneti non potrà accendere nuovi mutui

2009 Blocco quasi totale degli investimenti e dei pagamenti delle imprese creditrici.

2009 Esenzione di Roma dal Patto di stabilità, 500 milioni di €  l’anno.

2009 Finanziamento straordinario a Catania 140 milioni di €.

2009 Conseguenza:  riduzione della manovra di bilancio per i Comuni di quasi il 40 %

 

Dai tagli ai bilanci dei Comuni, alla riduzione della loro autonomia fiscale con l’eliminazione dell’ICI prima casa poi non ristorata, alle politiche centraliste sul welfare, alla disparità di trattamento tenuta per i Comuni di Roma e Catania, con la conseguente riduzione delle manovre di bilancio per gli altri Comuni del 40 % dalle elezioni di Aprile 2008 è stato uno stillicidio continuo di atti contro le autonomie locali.

Con l’aggravante che molti esponenti della maggioranza, dopo aver votato in Parlamento quei provvedimenti, una volta tornati nei propri territori  gridano a “Roma ladrona”  evidenziando  un comportamento assolutamente incoerente. 

Di fronte a questi dati il Governo propone  un disegno di legge sul  Federalismo fiscale ancora troppo vago sul alcuni aspetti fondamentali:

  • Ø       non sposta concretamente risorse verso i Comuni
  • Ø       non risolve i loro problemi di gestione sul piano fiscale
  • Ø       non completa il disegno di trasferimento di competenze iniziato   dalla Riforma Bassanini
  • Ø       crea un nuovo centralismo regionale
  • Ø       nulla dice sui costi reali del federalismo

Ecco perché al Senato il PD si è astenuto.

Siamo convinti che una vera riforma  in senso federale sia lo strumento più adatto per dare risposte efficaci ai cittadini secondo il principio della responsabilità amministrativa, individuando i meriti e le mancanze degli amministratori locali, ed è con questo intento che alla Camera verificheremo  se verranno riempiti di contenuti reali (tradotti in Euro per i Comuni) i troppi vuoti lasciati dalla prima stesura.

Ma che fare nei nostri territori di fronte a questa situazione?

Il sistema degli enti locali deve far fronte comune e proporre modalità operative che, fatta salva  l’assoluta autonomia di ogni amministrazione, permetta alle singole realtà locali di poter rispondere al meglio alle necessità dei propri cittadini.

Il movimento dei Sindaci del Veneto con la proposta del 20 % dell’IRPEF ai Comuni ha fatto una proposta intelligente e largamente condivisa: spiace che la Lega l’abbia osteggiata in tutti i modi per una questione di bandiera.

Dobbiamo tentare di fare in modo che questa proposta, efficace e concreta, trovi nella discussione alla Camera lo spazio adeguato e un impegno del Governo ad una sua attuazione.

Nei nostri territori i Sindaci  si impegnino, al di là degli schieramenti, a far squadra sulle grandi questioni che le loro amministrazioni dovranno affrontare (il sistema infrastrutturale, la sicurezza, l’ambiente, la Sanità, la crisi economica) tenendo aperti tavoli di confronto con i soggetti istituzionali comunque coinvolti, dalla Provincia, alla Regione fino al Parlamento.

 

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