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Posta la fiducia ANCHE sul Decreto Anticrisi

 Il Governo ha posto la questione di fiducia anche sul cosiddetto decreto anticrisi.

Dopo nemmeno una settimana dall’apposizione della fiducia al  precedente Decreto, il Governo insulta ancora il ruolo del Parlamento su uno dei provvedimenti più significativi fin qui venuti al voto alla Camera.

Non si è potuto discutere in aula dei problemi che attanagliano le famiglie, le imprese, gli enti locali italiani.

Come ha detto Pier Paolo Baretta, Capogruppo del Pd in commissione Bilancio pensionati, giovani,  lavoratori, imprenditori,  professionisti, tutti coloro cioè che quotidianamente, con onestà e dedizione, si adoperano per far funzionare e crescere la nostra comunità, dovranno nei prossimi mesi combattere da soli contro la disoccupazione e la caduta del potere d’acquisto, contro la crisi di ordini, di commesse e di liquidità: ognuno per suo conto, contando soltanto sulle proprie forze”.

Nella sostanza il Decreto non affronta la crisi.

Non si sono accolti i nostri suggerimenti né si è offerta al Paese la possibilità che l’intero Parlamento potesse condividere un progetto di ampio respiro in grado di rispondere alla gravissima crisi globale che sta investendo l’economia.

Il PD ha cercato di portare il proprio contributo di idee e di proposte con l’obiettivo di rilanciare l’economia e di fare pesare il meno possibile la crisi sui più deboli.

Tantissimi sono i temi che abbiamo sollevato nella discussione: ne segnalo tre, oggetto di emendamenti non ascoltati dal Governo, che abbiamo proposto all’aula.

Il primo capitolo riguarda il sostegno al reddito. La nostra proposta prevedeva di affiancare al bonus destinato a favore di pensionati e famiglie a basso reddito, un incremento del 20% degli assegni familiari. Si tratta, dunque, di un emendamento su un tema fondamentale come quello del sostegno al reddito.

Il secondo capitolo riguarda gli ammortizzatori sociali, attraverso l’istituzione di un Fondo unico che consenta di estendere davvero a tutti la cassa integrazione e l’indennità di mobilità e disoccupazione.

Il terzo capitolo riguarda il migioramento della norma relativa all’esigibilità dei crediti delle imprese nei confronti della pubblica amministrazione, si consolidino i confidi, si dia vita al credito di imposta e si migliori addirittura il massimo scoperto.

Ecco un piccolo esempio di quello che si poteva fare e non si è voluto con questo Decreto, cosa che ricadrà sulle spalle degli Italiani.

 

 

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