La scomparsa di Valter Vanni rappresenta una gravissima perdita per la politica e in particolare per il Pd Veneziano e Veneto.
Ho conosciuto più da vicino Valter in questi ultimi anni nei quali, la comune passione per la costruzione di un Pd capace di essere protagonista nella vita politica del nostro Paese, ci aveva permesso di conoscerci meglio.
E così ho potuto apprezzare le doti di fine intellettuale della politica e di uomo dalla visione strategica delle cose.
Valter aveva capito che il Pd non sarebbe mai stato compiutamente realizzato se non fosse stato capace di mettere assieme i diversi riformismi che ne erano la base fondativa.
E per fare questo partiva dai temi più vicini al territorio e più concreti , dal lavoro alla mobilità al nuovo welfare. Temi cari al suo percorso politico e culturale ma declinati in modo innovativo tenendo conto delle mutate condizioni della nostra società.
Il suo ultimo intervento alla Direzione Provinciale dello scorso ottobre è stato l’ennesima prova di un’intelligenza lucida e mai banale quando, commentando l’iniziativa del mondo cattolico a Todi, invitava tutti a cercare di capire quello che stava succedendo e ad aprire anche a Venezia un dialogo attento con quel mondo che lui riteneva parte integrante del progetto del Pd.
Insomma un politico di grande livello e un uomo vero che ha affrontato la malattia e il dolore con grande dignità e umano timore.
Un vuoto pesante, una perdita umana e politica dolorosa.
Mancherà a tutti noi.
Il percorso di risanamento economico avviato del Governo Monti è appena all’inizio, ma i segnali (discontinui) che cominciano ad arrivare dai mercati, danno la sensazione che la strada è quella giusta.
La situazione è grave e le scelte fatte hanno inciso nella carne viva dei cittadini.
Siamo convinti sostenitori di questo Governo che ci auguriamo arrivi fino alla fine della Legislatura. Questo sostegno non può ridursi ad una acritica adesione a proposte tecniche, quasi obbligate, ma deve farsi carico di renderle compatibili e in qualche misura partecipate.
La consulta ha dichiarato inammissibili i quesiti referendari sulla legge elettorale.
Non discuto la decisione tecnica, ma non mi sfugge la portata politica che tale scelta comporta.
Il Parlamento adesso non ha più scuse ne paracadute.
È necessario, vorrei dire obbligatorio, per i parlamentari di Camera e Senato impegnarsi per dare una nuova legge elettorale entro la fine della legislatura.
L’ho scritto al momento dell’insediamento del Governo Monti: il Parlamento deve in questa fase ridare dignità alla politica usando il tempo rimanente fino alla fine della legislatura per approvare una nuova legge elettorale che consenta ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento.
Il Pd ha già depositato sue proposte di legge: si attivi da subito un tavolo parlamentare tra tutti i Partiti presenti in Parlamento che arrivi alla soluzione più condivisa possibile.
Ho già condiviso con altri parlamentari questa richiesta al Gruppo parlamentare del Pd: dopo la sentenza della Consulta non si può più attendere oltre.
Se non riusciremo a dare ai cittadini una legge elettorale che attribuisca loro reale possibilità di scelta, non ci sarà nessun altro strumento che potrà restituire la necessaria autorevolezza alla classe politica.


