Caro Direttore,
il dibattito aperto sul suo giornale sulla questione Tav e opere per la difesa del territorio dal rischio idraulico può rappresentare, a mio parere, un possibile punto di svolta nel confronto politico in corso nella nostra Regione.
Il tema sostanzialmente riguarda la capacità della classe dirigente locale di dare risposte ai grandi temi dello sviluppo e della difesa del territorio in maniera sistemica.
In modo particolare sulla TAV il PD, attraverso i suoi esponenti, dai Sindaci ai Parlamentari del territorio, questa risposta la ha offerta al confronto politico in tempo utile per evitare ritardi e compromissioni dell’opera e con una posizione chiara e intelligibile e proprio per questo non ci sentiamo coinvolti dai rilievi mossi dal Presidente degli industriali Tomat, sul rischio effetto “NO TAV” che avrebbe il dibattito in corso e che dovrebbero essere rivolti ai responsabili di questo pasticcio.
Al contrario in un confronto svoltosi la scorsa settimana sul tema nel Veneto Orientale ( il territorio maggiormente interessato) il titolo offerto dal PD ai presenti era “Si TAV: quali le proposte del PD”.
Riconosciamo infatti la valenza strategica per lo sviluppo del Nord Est di questa infrastruttura, ben al di là degli interessi locali ( visto che fermate nel territorio non ce ne potranno essere) e per i benefici effetti che in ogni caso un’opera del valore di 4 miliardi di euro ha sul sistema economico territoriale.
Ma allora di fronte a queste considerazioni serve la massima attenzione per i territori attraversati nel ridurre al minimo l’impatto ambientale concertando con i sindaci, le categorie interessate e i comitati di cittadini le soluzioni migliori.
In questo senso, il PD ha proposto l’affiancamento all’attuale sistema autostradale dell’A4 coinvolgendo un corridoio territoriale già impegnato – cosa che avviene di norma in questi casi ( si veda il Tratto AC/AV tra Bologna e Milano) – e indicando soluzioni tecnologiche a ridotto impatto ambientale nell’attraversamento di punti critici come il precorso in galleria (cosa prevista già peraltro nel tratto urbano di Venezia) .
Insomma abbiamo detto che è possibile un’altra soluzione e abbiamo chiesto alla Regione che si metta attorno ad un tavolo a discutere.
Su questa posizione ci sono anche le organizzazioni ambientaliste che non si sono chiuse in una posizione pregiudizialmente contraria.
Sappiamo inoltre che fortissime perplessità ci sono nella coalizione di centro destra che governa la Regione, la Provincia e molti dei Comuni interessati (forse sarebbe stato meglio l’avessero detto appena abbiamo sollevato il problema e non dare l’idea di muoversi solo di fronte alla protesta montante dei cittadini).
Insomma per noi non è una questione di sindrome Nimby: la nostra proposta infatti alla fine coinvolge di più i Comuni guidati da nostri esponenti.
Ma serve una risposta di sistema.
Allora per essere molto concreti proponiamo da subito al Presidente Tomat e alla sua associazione, al mondo agricolo tutto (CIA, Coldiretti e Unione agricoltori), a quello delle piccole e medie imprese, al sistema turistico del litorale veneziano, alle organizzazioni ambientaliste e naturalmente alle istituzioni ( Comuni, Conferenza dei Sindaci del Veneto Orientale, Provincia e Regione) di sedersi attorno ad un tavolo per concertare la soluzione migliore.
Subito non quando non ci sarà più tempo.
Il mondo dell’informazione può fare la sua parte alimentando il dibattito e contribuendo a rendere esplicite le cose.
Insomma possiamo offrire alla fine una risposta di sistema: il Veneto può far squadra prima che accadano le cose e non dopo determinando noi lo sviluppo e la salvaguardia del territorio.
Rodolfo Viola
Deputato PD
Commissione Ambiente e Infrastrutture