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ott 24

Abbiamo appreso della decisione della Regione di comparare il progetto litoraneo della TAV in Provincia di Venezia con un tracciato affiancato all’attuale linea ferroviaria, facendo in modo di salvaguardare i centri abitati con possibili tunnel di attraversamento.

Finalmente!! Dopo un anno e cioè dal giorno nel quale su nostra richiesta il Governo aveva reso noto il progetto della TAV, avevamo chiesto di verificare soluzioni alternative.

Tra queste il PD della Provincia di Venezia ha proposta proprio l’affiancamento alla linea storica prevedendo il passaggio in tunnel per l’attraversamento dei centri abitati (San Donà di Piave, Ceggia, San Stino di Livenza).

L’abbiamo detto e ripetuto: l’opera va fatta, ma va fatta senza stravolgere il territorio di attraversamento.

Siamo soddisfatti della presa d’atto della Regione e dell’assessore Chisso non solo della totale contrarietà del territorio al progetto litoraneo, ma soprattutto della disponibilità a verificare l’ipotesi che il PD ha presentato pubblicamente in un convegno il 14 Maggio scorso: ipotesi pronta e a disposizione per chi la volesse utilizzare.

Ci sono volute manifestazioni di cittadini e associazioni di categorie, incontri,  comunicati, prese d’atto formali delle amministrazioni dei Comuni del territorio per far prendere questa importante decisione

E’ un riconoscimento che dal confronto possono nascere ipotesi diverse e migliori e che, come in questo caso tutti, cittadini, movimenti e la buona politica possono fare buone cose.

Verificheremo se alla disponibilità seguiranno i fatti: al momento non possiamo che ritenerci soddisfatti della decisione della Regione che ci dà ragione su tutta la linea.

 

 

set 14

Oggi alla Camera ci sarà il via definitivo all’ennesima manovra economica proposta dal Governo.

Non siamo d’accordo né sul modo (l’apposizione del voto di fiducia è solo la manifesta difficoltà del Governo di affrontare qualsiasi confronto in Parlamento) né tantomeno sul merito.

Non abbiamo potuto nemmeno proporre quegli emendamenti  che avrebbero dato il segno della  proposta alternativa che invece abbiamo su come affrontare questa fase drammatica della crisi: dalle liberalizzazioni su  farmaci e filiera petrolifera, sulla rete energetica e sulle assicurazioni, sui servizi bancari fino ai servizi pubblici ( tutte a costo zero) fino alla riorganizzazione delle giustizia civile e a quella fondamentale delle istituzioni  (dimezzamento del numero dei parlamentari, superamento del bicameralismo perfetto ecc.).

Ci voleva una manovra equa, rigorosa e strutturale, in grado di rimettere a posto i conti del Paese senza fare macelleria sociale, affrontando i nodi delle nostre contraddizioni irrisolte (ad esempio la questione delle pensioni) e dare  il messaggio che stiamo remando tutti dalla stessa parte.

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set 03

La  discussione sulla manovra economica ha accompagnato le vacanze degli italiani.
Oggi, al rientro, il bilancio di quella discussione è surreale.
Ci è stato detto che era urgente e necessario un nuovo intervento sui conti pubblici per almeno 45 miliardi, dopo che nel mese di luglio ne era stato approvato un altro con le stesse motivazioni per 48 miliardi.
La pressione dei nostri partners europei e la forte speculazione sui mercati azionari hanno alimentato l’urgenza di tale intervento.
Il Governo sembrava voler dare l’idea di grande impegno ed efficienza e il 13 agosto ha licenziato una manovra che ha scatenato reazioni violentissime dentro la maggioranza, dentro il Parlamento, e naturalmente nel Paese.
Avrei voluto intervenire per esprimere alcune valutazioni in quei frangenti, ma le continue dichiarazioni contrastanti di molti settori della maggioranza mi hanno indotto ad una riflessione più meditata.

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